Celiachia


Celiaci si nasce o si diventa?

Che cos'è il glutine?
Che cos'è la celiachia?
Che tipo di malato è il celiaco?
Come si cura la celiachia?
Come si fa la diagnosi di celiachia?
Come si manifesta la celiachia?
La celiachia è una condizione ereditaria?
Perchè aumenta il numero dei celiaci?
Perchè i cereali contenenti glutine sono così importanti? Perchè, se sono tossici per tante persone, non si rinuncia ad essi?


Celiaci si nasce o si diventa?
Non si nasce celiaci; si nasce con la predisposizione a diventare celiaci.
Questa predisposizione, che è di tipo genetico, si realizza quasi sempre purché, naturalmente, il soggetto entri in contatto col glutine. Se un soggetto predestinato alla celiachia non mangerà glutine per tutto l'arco della vita, non diventerà mai celiaco. Tuttavia, dal momento in cui il soggetto predisposto entra in contatto col glutine fino al momento in cui si verificano le tipiche lesioni intestinali, trascorre un periodo di tempo variabile che può andare da qualche settimana a molti anni. La lunghezza di questo intervallo di tempo dipende da fattori finora sconosciuti. Un soggetto divenuto celiaco,
cioè intollerante al glutine, rimane tale per tutta la vita. Egli cioè può guarire completamente da tutti i suoi disturbi se si astiene dall'assumere glutine, ma immancabilmente ricade se entra in co ntatto nuovamente con questa sostanza.

Che cos'è il glutine?
Il glutine è una proteina (o meglio, una miscela di proteine) contenuta in alcuni dei principali cereali: grano, segale, orzo e farro.
Il vantaggio derivante dalla presenza di glutine nella farina consiste nell'azione legante che questa sostanza esercita quando la farina viene impastata con l'acqua. Il termine 'agglutinazione' esprime proprio questa azione! Altri importanti cereali sono privi di glutine: è il caso del riso e del mais.
In assenza di glutine la lavorazione della farina risulta molto più complessa,
i risultati sono minori dal punto di vista dell'aspetto e della consistenza dei prodotti che ne derivano, si tratti di pane, di pasta o di pizza. Ed anche il sapore è diverso tanto che, per chi non è abituato, gli alimenti 'gluten free' possono risultare meno gradevoli.

Che cos'è la celiachia?
La celiachia è una condizione patologica che consiste nell'intolleranza ad alcuni costituenti del glutine.
L'assunzione di glutine, cioè di alimenti contenenti anche piccole quantità di farina di grano, orzo, segale e farro provoca nei celiaci una serie di danni a carico dell'intestino con conseguente cattivo assorbimento dei nutrienti.
Successivamente al danno intestinale possono essere interessati anche altri organi e apparati. La costellazione dei disturbi che ne consegue è molto ampia e variabile. A lungo andare si può avere una compromissione, talora anche irreversibile, dell'accrescimento (nel bambino), dell'integrità ossea,
dell'attività riproduttiva maschile e femminile, della sfera dell'umore ecc...
Inoltre la celiachia si associa ad una maggiore frequenza di malattie autoimmunitarie (soprattutto diabete mellito insulino dipendente e tiroidite di Hashimoto) e di neoplasie e, in definitiva, ad una minore attesa di vita.

Che tipo di malato è il celiaco?
Il celiaco è un soggetto intollerante al glutine. Egli può considerarsi malato soltanto se, e fintanto che, entra in contatto col glutine. Ma nel momento in cui allontana da sé questa sostanza, è un soggetto perfettamente sano. Questo 'ritorno alla salute' è generalmente immediato nel bambino; mentre nell'adulto può richiedere qualche tempo, necessario a superare il malessere derivante da una lunga esposizione alla sostanza per lui tossica.

Come si cura la celiachia?
La celiachia si cura allontanando il glutine dal celiaco. In pratica, facendo una dieta priva di glutine, o 'gluten free diet' (GFD). I precetti più significativi della dieta priva di glutine sono tre:

  1. Sostituire tutti gli alimenti basati sul grano, orzo, segale e farro con alimenti basati sul riso o sul mais. Pertanto pane, pasta, semola, biscotti, fette biscottate, dolci, fiocchi ecc. vengono preparati con queste farine gluten free. Poiché queste farine non contengono glutine, la loro lavorazione è più complessa, l'aspetto e la consistenza meno accattivanti, il sapore diverso da quello familiare a tutti;
  2. Bandire tutti quegli elementi che, senza basarsi sulla farina, ne contengono ugualmente delle tracce. E' il caso di alcune marche di formaggi e salumi, in cui il glutine viene aggiunto in piccole quantità per accelerare il processo di stagionatura. E' il caso di alcune marche di gelati o di sughi pronti, in cui la farina viene aggiunta come addensante. Stesso discorso vale per alcuni farmaci per uso orale in cui la farina è presente come additivo.
  3. Evitare accuratamente l'inquinamento ambientale degli alimenti gluten free. Infatti è inutile consumare pane gluten free se viene posto nella cestina del pane comune; oppure pasta gluten free se viene cotta nella pentola della pasta comune; oppure pizza gluten free se viene impastata da un pizzaiolo con le mani sporche di farina di grano. E a proposito di pizza, ricordiamo che anche la birra contiene glutine! Ma anche a questo è stato posto rimedio mediante la preparazione di apposita birra gluten-free, da poco tempo in commercio.
Come si fa la diagnosi di celiachia?
La diagnosi di celiachia si fa seguendo un percorso oramai standardizzato che solitamente si svolge in tre tappe:
  1. Sospetto clinico o appartenenza ad una categoria a rischio. Tutti i soggetti (adulti e bambini) che a giudizio del proprio medico hanno sintomi compatibili con la celiachia, dovrebbero fare degli accertamenti specifici.Questi accertamenti dovrebbero essere svolti sistematicamente dai parenti di primo grado dei celiaci, da soggetti affetti da malattie autoimmuni (tiroidite di Hashimoto, diabete di tipo I ecc.), da soggetti con Sindrome di Down e da appartenenti ad altre categorie particolarmente a rischio;
  2. Sierologia. I soggetti di cui sopra dovrebbero effettuare un esame del sangue la cui positività fa sospettare fortemente la celiachia (senza dare la certezza);
  3. Biopsia intestinale: si effettua nei soggetti risultati positivi al test sierologico. Ci dà, in positivo o in negativo, la certezza della diagnosi.
Come si manifesta la celiachia?
La celiachia si manifesta in modo molto variabile:

  • Le manifestazioni classiche, che interessano per lo più il bambino piccolo (< 3 anni) sono: diarrea cronica con malassorbimento, addome globoso, scarso accrescimento, anemia intrattabile, umore depresso.
  • Altre manifestazioni, più frequenti nei ragazzi e negli adulti, sono: anemia non spiegabile, scarso accrescimento, tendenza alla stipsi ostinata o alla diarrea, dolori addominali ricorrenti, alterazioni dello smalto dentario, ritardo nello sviluppo sessuale, aborti ripetuti e gravidanze problematiche, menopausa precoce, dolori ossei e osteoporosi precoce, disturbi dell'umore ecc... Non sempre chi presenta i disturbi sopra elencati è celiaco, ma certamente può esserlo. Quindi, se certi disturbi non trovano spiegazione plausibile, è necessario escludere anche la celiachia. Spesso la celiachia non dà manifestazioni evidenti e viene scoperta casualmente a seguito di qualche esame del sangue o di una gastroscopia. Successivamente, quando il soggetto segue la dieta priva di glutine comincia ad avvertire un notevole benessere rispetto a prima. Capisce solo allora di essere stato malato!

La celiachia è una condizione ereditaria?
La celiachia è una condizione con una forte componente ereditaria, infatti la concordanza tra gemelli veri (cioè dotati di identico patrimonio genetico) è molto vicina al 100%.
Questo non significa che da un genitore celiaco debba per forza nascere un bambino celiaco. Infatti solo il 5-10% dei parenti di primo grado (genitori, figli, fratelli) dei celiaci è celiaco. Da notare che questa condizione colpisce più spesso le femmine dei maschi, con un rapporto di 2:1.

Perchè aumenta il numero dei celiaci?
Negli ultimi anni si fa un gran parlare di celiachia e molti di noi conoscono almeno un celiaco. Si ha l'impressione che il numero dei celiaci aumenti. In effetti il numero dei celiaci non aumenta; aumenta piuttosto il numero delle diagnosi. Teniamo presente però che ben l'1% della popolazione è costituita da celiaci e che solo 1/10 di loro sanno di esserlo.

Perchè i cereali contenenti glutine sono così importanti? Perchè, se sono tossici per tante persone, non si rinuncia ad essi?
E' probabile che se qualunque altra sostanza provocasse nell'1% della popolazione i danni che il glutine provoca nei celiaci, verrebbe bandita dall'alimentazione. Questo non vale per il grano o frumento, per motivi comprensibili che cercheremo di spiegare.
Come tutti gli alimenti attualmente in uso, sia di origine animale che vegetale, anche il frumento è derivato da progenitori molto diversi e meno... appetibili.
Infatti, nel corso dei millenni l'uomo ha esercitato su tutte le piante commestibili (come sugli animali da allevamento) una forte pressione selettiva basata su successivi incroci e selezioni, al fine di migliorarne la resa, la resistenza alle condizioni avverse, le proprietà nutrizionali, l'edibilità. Ha cioè svolto, in modo rudimentale e con mezzi naturali, una vera e propria costante azione di ingegneria genetica.
I primi cereali per uso alimentare avevano dei chicchi che si staccavano dalla spiga (e dovevano essere raccolti uno per uno), erano di scarsa resa quantitativa, erano poveri di proteine e producevano una farina che non poteva essere cotta in pani ma solo in focacce friabili. Ma circa 11.000 anni fa, in una regione ben circoscritta del Medio Oriente (Area della Mezzaluna Fertile) si giunse alla produzione di un cereale, il triticum aestivum o frumento o grano, che cambiò radicalmente la vita dell'uomo. Infatti il grano formava grosse spighe cui i chicchi rimanevano adesi permettendo così una facile raccolta. Inoltre la farina che ne derivava conteneva una miscela di proteine (il glutine) che, oltre ad arricchirla nutrizionalmente, ne permetteva la panificazione.
Questo evento diede inizio ad un'era di prosperità per le popolazioni del Mediterraneo. La possibilità di mietere i chicchi di grano raccolti in una spiga (invece di dover raccogliere ciascun chicco caduto per terra al momento della maturazione), la possibilità di panificare grazie alla presenza del glutine nella farina, l'altissima resa del raccolto rispetto a quanto avveniva con precedenti varietà di cereali, tutto questo favorì la stanzialità, permise di soddisfare con una certa larghezza le necessità alimentari e distolse significative risorse di tempo e di ingegno dalla ricerca del cibo verso occupazioni più speculative. Permise cioè la nascita della civiltà mediterranea nostra progenitrice, motivo per cui i popoli occidentali legittimamente riconoscono nel grano il simbolo della prosperità e della civiltà.
Quindi è l'atavico rispetto per la spiga di grano (oltre che la squisitezza dei suoi derivati) il motivo per cui, comprensibilmente, il glutine rimane sulla nostra tavola anche se - lo sappiamo da pochi anni - è tossico per l'1% della popolazione.

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